«L'agente delle tasse, specialmente, un certo Stravuso, era il suo incubo: oltre che di ingordo, costui aveva la fama terribile di jettatore, e il principe, pigliandosela con lui, non lo poteva neppure nominare, dalla paura; non lo chiamava altrimenti che «Salut'a noi!», tenendo nel pugno un amuleto, un ignobile pezzo di ferro a foggia di mano che fa il segno delle corna».
(Federico De Roberto, I Viceré, 1894)
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