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martedì 11 ottobre 2011

Amleto dello scrittore

«Non mi ricordo chi l'ha detto, ma la vita si rivela spesso più strana di un romanzo. Dovrò affrontare questo problema quando scriverò il mio: è meglio essere più, o meno, incredibili della realtà? È meglio procedere con forti dosi o con il contagocce? È meglio esagerare o andarci piano? È meglio aggiungere o togliere? Ah! Cazzo! Com'è difficile l'arte!»

(Raymond Queneau, Il diario intimo di Sally Mara, 1962) 

venerdì 4 giugno 2010

Da zero

«Per farla breve, sono del parere che dobbiamo cominciare il nostro lavoro senza idee preconcette; ma elimineremo dalle nostre liste, primo tutti coloro che abbiano avuto dei discepoli o che siano stati riconosciuti aventi un valore qualsiasi dalla critica o dal pubblico o persino da una piccola percentuale di pubblico, secondo tutti i mistici, visionari, spiritisti, teosofi eccetera le cui elucubrazioni possano richiamarsi ad altre più o meno ammesse e che la prudenza ci consiglia di non trattare alla leggera come follie.»

(Raymond Queneau, Figli del limo, 1938)

sabato 13 febbraio 2010

Tanfo d'angelo.

«Era bello, aveva l'alito fetido, più solfidrico che solforoso, dunque era in grado di impersonare concretamente la terrificante e losca immagine d'un angelo decaduto».

(Raymond Quenau, Figli del limo, 1938) 

martedì 10 marzo 2009

Rimpianti vittoriani

«Ozioso! Bello, povero e ozioso! Come in un romanzo alla moda! Un bohémien, se ben capisco. Che giornata felice!»

«Uno perduto, dieci trovati! Ne ho un casellario pieno zeppo, io, di personaggi, a centinaia, il che mi permette di sostenere una produzione basata unicamente sull'adulterio e su sentimenti fine secolo straordinariamente moderni che forse andran giù di moda, ma pel momento fanno casetta».

(Raymond Quenau, Icaro involato, 1968)

giovedì 2 ottobre 2008

Una nuova partenza

«All'indomani le acque s'erano ritirate nei letti e ricettacoli consueti e il sole era già alto sull'orizzonte, quando il Duca si svegliò. Si avvicinò ai merli per considerare un momentino la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.»

(Raymond Queneau, I fiori blu, 1965)

domenica 24 agosto 2008

Per i nostri diversi amori lontani (reloaded)

«Come credere che la forza di un sentimento non possa raggiungere il suo obiettivo, ovunque esso sia? E il rapporto ideale che io creavo non aveva tanta forza e tanto valore quanto ogni rapporto stabilito dallo spirito tra due cose lontane nello spazio? La violenza dell'immaginazione stabiliva tra lei e me un legame cui lei non poteva sfuggire. Lei conosceva soltanto un misero numero di tutte le proprie caratteristiche; sospettava probabilmente i desideri moltiplicati a ogni sua apparizione; certo, e, fra tutte le caratteristiche il cui intreccio componeva la sua personalità, andava annoverata, e fra le più importanti sebbene a lei ignota, il mio amore.»

(Raymond Queneau, Tempi duri, Saint Glinglin!, 1948)

domenica 3 agosto 2008

Creazione

«Lo preparo ad un'esistenza melanconica che non dovrebbe spiacergli, visto che non ne conosce altre. Vorrei che amasse il chiaro di luna, le rose pompon, le nostalgie esotiche, i languori primaverili, le nevrosi di fine secolo, tutte cose che personalmente detesto, ma che, di questi tempi, stan bene in un romanzo».

(Raymond Quenau, Icaro Involato, 1968)

martedì 27 maggio 2008

Lo spirito del tempo

«Quest'anno, c'è una cosa che trovo strana. Nessuno di quei giovani ha ancora fondato una rivista.»

(Raymond Queneau, Gli ultimi giorni, 1936)

mercoledì 30 aprile 2008

Moriremo di morte naturale

«- Mon automne éternel, ô ma saison mentale.
- Prego? - chiese un passante.
- Citavo, - disse Cidrolin.
- Chi?
- Un poeta, naturalmente. Non riconosce il metro?»
(Raymond Queneau, op. cit.)

martedì 15 aprile 2008

Chi non cambia, si rivede (il giorno dopo)

«Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.»

(Raymond Queneau, I fiori blu, 1965)