Visualizzazione post con etichetta Proust M.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Proust M.. Mostra tutti i post

lunedì 18 agosto 2014

Poca fede

«Infatti non gli credevo, e a quelle parole che sentivo inventate sul momento e via via che le pronunciava, il suo giuramento "sulla Kere" non aggiungeva gran peso perché il culto ellenico in Bloch era puramente letterario. Del resto non appena cominciava ad intenerirsi e desiderava che ci si intenerisse su un episodio falso, diceva: "Lo giuro", più ancora per la voluttà isterica di mentire che nell'interesse di far credere che diceva la verità.»

(Marcel Proust,  All'ombra delle fanciulle in fiore, 1919)


domenica 23 settembre 2012

Corrispondenza

«La tristezza di coloro che sono invecchiati consiste nel non pensare neppure di scrivere certe lettere di cui hanno capito l'inutilità.»

(Marcel Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore, 1919)

mercoledì 8 settembre 2010

Nevrosi

«Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d'arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni».

(Marcel Proust, Alla riceca del tempo perduto —  I Guermantes,  1920)

martedì 17 agosto 2010

Enzo

«Con la pretesa “sensibilità” dei nervosi, cresce anche il loro egoismo: essi non possono sopportare da parte degli altri l'esibizione di quei mali che esigono da loro tutta la loro attenzione».

(Marcel Proust, Alla riceca del tempo perduto —  I Guermantes,  1920)

sabato 29 maggio 2010

Consigli per la notte

«Ma no, — mi rispose, — quando un animo è portato al sogno, non bisogna tenerglielo lontano, razionarglielo. Finché distoglierete il vostro animo dai suoi sogni, esso non li conoscerà; sarete il trastullo di mille apparenze perché non ne avrete compreso la natura. Se un po’ di sogno è pericoloso, quel che ce ne guarisce non è il sognar meno, ma di più, è tutto il sogno. Bisogna conoscere interamente i propri sogni per non soffrirne più; c'è una certa separazione fra il sogno e la vita che è spesso così utile fare che mi domando se non si dovrebbe in ogni caso effettuarla preventivamente, come certi chirurghi sostengono che sarebbe necessario, per evitare la possibilità di un'appendicite futura, togliere l'appendice a tutti i bambini».

(Marcel Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore, 1918) 

giovedì 5 marzo 2009

Per Stefano

 «La possibilità immediata d'una riconciliazione aveva soppresso quella cosa della cui enormità noi non ci rendiamo conto: la rassegnazione. I nevrastenici non possono credere a chi li assicura che riusciranno quasi a calmarsi rimanendosene a letto senza ricevere lettere, senza leggere giornali: si figurano che un regime simile non farà altro che esasperare il loro nervosismo. Allo stesso modo gli innamorati, considerando la rinuncia dall'interno d'uno stato d'animo contrario, non avendo ancora cominciato a sperimentarla, non possono credere al suo potere benefico».

«Quando si ama, l'amore è troppo grande perché possa trovar posto tutto quanto in noi; s'irradia verso la persona amata, incontra in lei una superficie che lo arresta, lo costringe a tornare verso il punto di partenza, e questo rimbalzo della nostra stessa tenerezza noi lo chiamiamo i sentimenti dell'altro, lo troviamo tanto più dolce di quanto fosse all'andata, perché non sappiamo che proviene da noi».

«Con le donne che non ci amano, come con i dispersi, sapere che non si ha nulla da sperare non impedisce di continuare ad attendere. Si vive in agguato, in ascolto».

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - All'ombra delle fanciulle in fiore, 1919)

mercoledì 25 febbraio 2009

Noi stessi per gli altri

«[D]i Swann ella conosceva a fondo quei tratti del carattere che il resto della gente ignora o volge in ridicolo e di cui solo un'amante, una sorella, possiedono l'immagine fedele e diletta; e a noi stanno a cuore a tal punto, questi tratti, anche quelli che più vorremmo correggere, che, proprio perché una donna finisce col prenderne un'abitudine indulgente ed amichevolmente canzonatrice, simile all'abitudine che ne abbiamo noi stessi e che ne hanno i nostri genitori, i vecchi amori hanno qualcosa della dolcezza e della forza degli affetti di famiglia. I legami che ci uniscono a un essere vengono santificati quando quell'essere si pone dalla nostra stessa visuale per giudicare uno dei nostri difetti».

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - All'ombra delle fanciulle in fiore, 1919)

lunedì 2 febbraio 2009

Panta rei

«Un tempo, avendo spesso pensato con orrore che un giorno avrebbe cessato d'amare Odette, egli s'era riproposto d'essere vigile e non appena sentisse che l'amore cominciava a lasciarlo, aggrapparsi a lui, trattenerlo. Ma ecco che l'affievolirsi del desiderio dell'amore corrispondeva al tempo stesso l'affievolirsi del desiderio d'essere innamorato. Non si può cambiare, cioè diventare un'altra persona, seguitando ad obbedire ai sentimenti della persona che non siamo più».

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - La strada di Swann, 1913)

lunedì 10 novembre 2008

Schedule

«Ma quando ella era partita per Dreux o per Pierrefonds [...] lui s'immergeva nel più inebriante fra i romanzi d'amore, l'orario delle ferrovie, che gl'insegnava il modo di raggiungerla, nel pomeriggio, la sera, quel mattino stesso».

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 'La strada di Swann', 1913) 

sabato 27 settembre 2008

Asparagi

«Mi sembrava che quelle sfumature celesti tradissero le deliziose creature che s'eran divertite a prender forma di ortaggi e che attraverso la veste delle loro carni commestibili e ferme, lasciassero vedere in quei colori nascenti d'aurora, in quegli schizzi d'arcobaleno, in quell'estinzione di sere azzurre, l'essenza preziosa che riconoscevo ancora quando, l'intera notte che seguiva ad un pranzo in cui ne avevo mangiati, si divertivano, nello loro burle poetiche e volgari come una favola shakespeariana, di mutare il mio vaso da notte in un'anfora di profumo».

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - La strada di Swann, 1913)

giovedì 14 agosto 2008

Per i nostri diversi amori lontani

«[L]ui quell'angoscia di sentire l'essere amato fra i piaceri che noi non dividiamo, in un luogo dove non ci è dato raggiungerlo, fu l'amore a fargliela conoscere, l'amore, al quale è in certo modo predestinata, da cui sarà accaparrata, singolarizzata».

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - La strada di Swann, 1913)

martedì 15 luglio 2008

Disimpegnare la distanza, un altro tentativo

«Qualsiasi essere amato – anzi, in una certa misura qualsiasi essere – è per noi simile a Giano: se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia.»

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1908-1909)

domenica 25 maggio 2008

Per un romanticismo concreto ma con fantasia

«E comprendevo l'impossibilità contro la quale urta l'amore. Noi ci figuriamo che esso abbia come oggetto un essere che può star coricato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahime! l'amore è l'estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che ha occupati e occuperà. Se non possediamo il suo contatto con il tale luogo, con la tale ora, noi non lo possediamo. Ma tutti quei punti non possiamo toccarli. Forse, se ci venissero indicati, potremmo arrivare sino ad essi; ma noi procediamo a tentoni senza trovarli. Di qui la diffidenza, la gelosia, le persecuzioni. Perdiamo un tempo prezioso su di una pista assurda, e passiamo senz'accorgercene accanto alla verità»
(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - La prigioniera, 1923)

«I took my love down to Violet Hill,
there we sat in snow.
All that time she was silent still.

So if you love me,
won't you let me know?»
(da Violet Hill, Coldplay, 2008)

«C'è un verso di Dante nel Purgatorio  (XVII, 25) che dice: «Poi piovve dentro a l'alta fantasia». La mia conferenza di stasera partirà da questa constatazione: la fantasia è un posto dove ci piove dentro.»

(Italo Calvino, Le lezioni americane, 1988)

sabato 24 maggio 2008

Pensando ad un romanticismo materico (miscellanea)

«Don't mistake coincidence for fate.»
(Mr. Eko in Lost)

«Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.»
(Marcel Proust)

«Due amici in silenzio a volte dicono di più che con mille parole.»
(Sergio Bambarén, Serena, 2001)