mercoledì 25 febbraio 2009

Noi stessi per gli altri

«[D]i Swann ella conosceva a fondo quei tratti del carattere che il resto della gente ignora o volge in ridicolo e di cui solo un'amante, una sorella, possiedono l'immagine fedele e diletta; e a noi stanno a cuore a tal punto, questi tratti, anche quelli che più vorremmo correggere, che, proprio perché una donna finisce col prenderne un'abitudine indulgente ed amichevolmente canzonatrice, simile all'abitudine che ne abbiamo noi stessi e che ne hanno i nostri genitori, i vecchi amori hanno qualcosa della dolcezza e della forza degli affetti di famiglia. I legami che ci uniscono a un essere vengono santificati quando quell'essere si pone dalla nostra stessa visuale per giudicare uno dei nostri difetti».

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto - All'ombra delle fanciulle in fiore, 1919)

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