martedì 15 maggio 2012

I nostri riti quotidiani

«La più grande forma di consenso che la società moderna conosce è il sistema del traffico. Un flusso di perfetti estranei che interagisce, condividendo uno stesso percorso, perlopiù senza incidenti. È sufficiente il dissenso di un solo conducente perché si crei l'anarchia.»

(Chuck Palahniuk, Rabbia, 2007)

venerdì 20 aprile 2012

Silenzio

«Certe volte penso, ma lo penso veramente, che bisognerebbe piantarla con questa storia del parlare. Perché tanto non serve a niente. Non è questione di capirsi, fare fatica a ritrovarsi sulle cose; non è questo. È che nessuna conversazione regge l'argomento per più di un paio di battute: è la pertinenza, il problema».

(Diego De Silva, Non avevo capito niente, 2007)

mercoledì 4 aprile 2012

Necessità mattutine

«Il cammarere era stato istruito fin dal primo jorno che aveva pigliato servizio in casa: mai doveva farsi vedere dal signore, o parlargli, prima che questi avesse bevuto il cafè».

(Andrea Camilleri, Il tailleur grigio, 2008)

venerdì 30 marzo 2012

Distinguo's

«Il dandy spiritualizzava l'effimero dell'esteriorità, ma soprattutto celebrava il culto di sé in quanto disprezzo del mondo. Ma non con snobismo, attenzione: lo snob è tutto sommato succube della norma perché l'ha già introiettata, quindi è un trasgressore moralista. Il dandy è invece al di sopra della norma stessa.»

(Paolo Pedote, Storia dell'omofobia, 2011)

mercoledì 14 dicembre 2011

Tutto sulla crisi

«Manovra (s. f.) - Rozza imbarcazione usata dagli indigeni lungo il corso del Menga, il grande fiume amazzonico. L'etnologo Lévi-Strauss, che visse per undici mesi nella zona, così ne parla in Tristi tropici: “Ciò che soprattutto avvilisce queste infelici tribù è l'estrema precarietà della manovra [...]”»

«Pil (s. m.) - Nome popolare di un pesce della famiglia dei Trichiuridi. [...] il pil è lungo dai 40 ai 60 cm, ma può ridursi fino a 20 o crescere fino al metro abbondante secondo la temperatura dell'acqua»

«Deficit (s. m.) - Bevanda o pozione inebriante già nota ai poeti dell'antichità classica. [...] Nel suo Declino e caduta dell'impero romano, Gibbon giudica il deficit una concausa, sebbene minore, della progressiva resa ai barbari: “Tracannavano deficit dalle coppe d'argento mentre il ferro delle spade arrugginiva sotto i triclini”»

«Buco - Giovan Battista, detto anche Buco da Bilancio, pittore italiano attivo a partire dal secolo XIV ca.»

(Fruttero & Lucentini, Il cretino in sintesi, 2002)

«Già la mia ascesa deve essere decisiva: per questo vado fin là cavalcando il secchio»

(Franz Kafka, Il cavaliere del secchio, 1921) 

«Siamo figli delle stelle e pronipoti di Sua Maestà il Denaro»

(Franco Battiato, Bandiera bianca, 1981)

«[I]l deficit, con la sua allegra proprietà di spumeggiare incontrollabilmente oltre l'orlo del bicchiere, ebbe ai nostri giorni un ritorno di popolarità quando Luchino Visconti lo impose nei “lieti calici” in una memorabile messa in scena della Traviata alla Scala»

(Fruttero & Lucentini, Ibidem)

martedì 25 ottobre 2011

1960s

«Un giorno o l'altro, — profetizzava lei, — per queste cose ci saranno i computer, e non dovrai far altro che digitare quello che cerchi, o meglio ancora dettarglielo a voce — come con HAL, l'elaboratore di 2001: Odissea nello spazio — per ricevere più notizie di quante te ne sia mai sognate, su tutti i lotti nel Bacino di L.A., fino alle concessioni terriere degli spagnoli: diritti sull'acqua, ipoteche, storico dei mutui, tutto quello che vuoi: dài retta a me, ci arriveremo».

(Thomas Pynchon, Vizio di forma, 2009)

martedì 11 ottobre 2011

Amleto dello scrittore

«Non mi ricordo chi l'ha detto, ma la vita si rivela spesso più strana di un romanzo. Dovrò affrontare questo problema quando scriverò il mio: è meglio essere più, o meno, incredibili della realtà? È meglio procedere con forti dosi o con il contagocce? È meglio esagerare o andarci piano? È meglio aggiungere o togliere? Ah! Cazzo! Com'è difficile l'arte!»

(Raymond Queneau, Il diario intimo di Sally Mara, 1962) 

domenica 28 agosto 2011

Dove andare

«Io sono diventato profondamente catanese, i miei figli sono nati e cresciuti a Catania, qui ho i miei pochissimi amici ed i molti nemici, in questa città ho patito tutti i miei dolori di uomo, le ansie, i dubbi, ed anche goduto la mia parte di felicità umana. Io amo questa città con un rapporto sentimentale preciso: quello che può avere un uomo che si è innamorato perdutamente di una puttana, e non può farci niente, è volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, è oscena, menzognera, prepotente, e però è anche ridente, allegra, violenta, conosce tutti i trucchi e i vizi dell’amore e glieli fa assaporare, poi scappa subito via con un altro; egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in faccia, sputarle addosso “al diavolo, zoccola!”, ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie l’animo di oscurità».

(Giuseppe Fava, I siciliani, 1978)